La via Emilia scoppia. Fra code e lavori le auto sono costrette a passo d’uomo.

E c’è tutto il tempo per riflettere sul rapporto fra queste due città che a volte sembrano, o forse solo si piccano di essere, due mondi contrapposti a dispetto dei soli 27 km di distanza e del fiumiciattolo che le divide. Parma e Reggio: così vicine e così lontane, ma davvero…?

In 40 anni di cronache le ho trovate tante volte opposte. E passi per l’arlìa del calcio, che è perfino salutare se si limita agli sfottò e si nutre di sola ironia senza mai cedere il passo alla violenza (talvolta è accaduto). Ma penso alle masochistiche contese che hanno impedito alle due province e ai due capoluoghi di lavorare insieme ad esempio sulle infrastrutture (Alta velocità e aeroporto), preferendo anche qui la filosofia del derby, con spreco di energie e soldi e razionalità. Oggi Parma&Reggio (o Reggio&Parma) potrebbero essere lo snodo delle comunicazioni del Nord Italia, se non avessero scelto di sbattere ai poli opposti Mediopadana e Aeroporto Verdi. E anche sugli inceneritori e sui rifiuti si poteva ragionare diversamente, e forse si potrebbe ancora farlo.

Mentre varco l’Enza ai 20 all’ora (e alla fine fra le due viabilità verrà fuori un pareggio assai poco nobile), penso a come la cronaca abbia unito ora le due rivali su tutti i media nazionali. Unite nel modo peggiore: da un filo rosso grondante di sangue, che ha segnato il percorso da Parma a Reggio della terribile fine di Juana Cecilia uccisa da Mirko, a sua volta figlio di una vittima di femminicidio. E’ una delle storie più raggelanti, nella pur abbondante cronaca delle donne uccise ogni giorno in Italia. Anche per questo ha fatto per più giorni notizia, prima che altri fatti (e temiamo anche altri femminicidi) non la spingano più in giù nelle home page e nella nostra attenzione. Invece è una storia che dobbiamo tenere ferma in noi, quasi fosse davvero un segnale per le nostre comunità.

Anche perchè il motivo di questa capatina reggiana è assolutamente collegato a questo tema. Al Rebell/Punto Einaudi c’è un incontro con una scrittrice, e persona, che conosco e stimo da anni. Tea Ranno, raccontatrice di Sicilia che vive a Roma, mi ha colpito con le sue pagine e il suo parlare fin da quando a Voltapagina (una libreria parmigiana che manca alle intelligenze e al cuore) ho avuto l’occasione di presentare un suo libro.

Anche a Reggio sono proprio le parole delle sue donne a vivere nella lettura a quattro voci. Sono le storie di donne violate, uccise: e mentre senti leggere le pagine di Tea, tu sai che poco lontano da lì quella letteratura si è fatta cronaca, nel modo più tragico e sanguinoso. Le parole, il libro, le scarpe rosse…nulla appare più solo simbolo, cerimonia: la fantasia letteraria del libro “Sentimi” è purtroppo completamente fusa con la realtà cruda e recentissima. E per questo le storie del libro della Ranno arrivano ancora più forti allo stomaco e alla mente.

Appena il tempo di ascoltare, salutare e ripartire. Ma con un proposito ben chiaro: il primo è di non perdere questo sentiero di amicizia e di preziosa intelligenza con un’autrice che non regala solo il piacere del bello scrivere, ma che con i suoi libri ci dice tantissimo, sulla strada che c’è da percorrere perchè la violenza sulle donne sia finalmente sconfitta. E poi, nel tornare di qua dall’Enza, c’è anche la convinzione che quel tragico fatto sia un messaggio chiarissimo per tutti noi: lasciamo ogni stupido campanile, abbandoniamo ogni egoismo anche di genere e costruiamo ponti che ci uniscano, uomini e donne ma anche Parma e Reggio, che quando si mettono insieme sono il Correggio e sono perfino ( e non è banalità) uno dei formaggi più buoni al mondo. E, magari, proprio da iniziative congiunte parmigian-reggiane, nel nome di Juana Cecilia e di tutte le altre, si possa conquistare più rapidamente il traguardo del rispetto e della vera parità.

Buon 25 Novembre alle Donne. E agli Uomini di buona volontà e capaci davvero di ascoltare e rispettare.