Non solo Banksy, veri o presunti. Non solo quell’etichetta di Capitale della Cultura nel biennio più complicato. Anzi, paradossalmente la dimensione culturale di Parma si gioca anche e soprattutto da adesso, mentre il vestito da capitale sta per essere riconsegnato ad altri (Procida, poi Bergamo-Brescia). Ma nel frattempo,

il finale d’anno regala ai parmigiani tante occaasioni da non perdere.

Proviamo dunque a sganciarci dall’abbruttimento dei social (al quale un po’ tutti contribuiamo) e non lasciarci completamente invischiare nei riti del pre-Natale dei consumi. E proviamo a respirare un po’ più in alto, dove la Cultura ci può portare.

Ad esempio, nella Piazza Garibaldi della folla e degli igloo (…), molti non sanno che c’è una bellissima mostra dedicata all’Opera. Come dite: siete profani e perfino un po’ allergici al melodramma? Ecco: allora questa è proprio l’occasione giusta per capire meglio. Capire il fascino, ma soprattutto capire l’importanza e l’attualità di questa straordinaria forma d’arte. Capirne il ruolo non di nicchia, ma di vera encicplopedia popolare delle pulsioni umane, dall’amore all’ambizione, dal potere alla morte. Complimenti davvero a chi per il Comune ha curato la rassegna: la storica dell’arte Gloria Bianchino e lo studioso verdiano Giuseppe Martini, su progetto di allestimento scenografico a cura di Margherita Palli Rota. Dai documenti verdiani ottocenteschi (e si va ancora più indietro con la storia dell’Opera ) alle contestazioni del ’68 nelle foto di Ferraguti ed altri, è una carrellata davvero senza pause. Con un eccezionale e un po’ raggelante documento: la lettera autografa di Adolf Hitler che cercava (inutilmente) di convincere il Maestro Arturo Toscanini a dirigere al Festival di Bayreuth.

A poche decine di metri di distanza, in via Repubblica, Palazzo Pigorini ospita “Franco Maria Ricci: i segni dell’uomo”. E’ un omaggio ad una persona che ha veramente fatto la storia dell’editoria contemporanea, in un’ideale congiunzione con una figura fondamentale quale Giovanni Battista Bodoni. E’ sorprendente e stimolante ripercorrere le tante invenzioni che FMR ha disseminato nella sua attività (dalla “rivista più bella del mondo”) al sogno folle ma realizzato del Labirinto della Masone. Anche qui l’allestimento (e per Ricci non poteva essere diversamente!) è raffinato e ricco di stimoli: a curarlo per il Comune sono stati Giorgio Antei e Maddalena Casalis.

E poi c’è una mostra che è più di una mostra. “La Città d’oro” che si può visitare a palazzo Bossi Bocchi è in realtà il frutto di un lavoro portato avanti da ormai 7 anni dal gruppo guidato da Dario Costi. C’è la storia di Parma e di tanti suoi monumenti, ma con una particolarissima caratteristica: la ricostruzione del passato, infatti, si accompagna ad una fertilissima serie di progetti e proposte per tante zone della città. Nell’anno che conduce alle elezioni, mi sembra al momento l’unica vera iniziativa che abbia guardato al futuro della città in modo organico, senza cadere nelle discussioni isolate e spesso di piccolo cabotaggio, appunto perchè sganciate dalla visione complessiva, tipo stadio. Qui, oltre che a Costi, il merito va a Francesca Magri e Carlo Mambriani, per una rassegna realizzata da Fondazione Cariparma e dal dipartimento di Ingegneria e architettura dell’università.

Poi, naturalmente, c’è anche altro: di Banksy si è detto, alla Magnani Rocca siamo agli ultimi giorni per Mirò e Pasolini. E poi, per trarre stimolo e coraggio per un 2022 che non potrà non imporci ancora di rimboccarci le maniche, nulla di meglio dei laboriosi Mesi dell’Antelami, nello sfondo incantato e intantevole del Battistero. Noi che parliamo di “Parmigianità” un giorno sì e un giorno no, da quanto tempo non ci mettiamo piede…?