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ilcielodiparma

Un blog parmigiano senza pretese e senza bandiere

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parmabilly

Nato a Parma 5-6-1958. Giornalista nel gruppo Gazzetta di Parma per 41 anni (carta, radio-tv, ancora carta e infine web). In pensione dal 1° luglio 2016

Coincidenze ed arcobaleni: Veronica

Il libro sul tavolo da un paio di giorni, certo che anche in questa strana stagione le parole di una ragazzina avrebbero tanto da insegnare a noi adulti, quasi 40 anni dopo. E poi, quasi come per magia,

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Capiremo come è brutto il mondo senza sorrisi?

Paura di uscire di casa. A 61 anni.

Sembra assurdo già solo da dire. Tanto più dopo 37 giorni di reclusione assoluta (alcuni farmaci per la pressione possono essere un fattore di rischio ulteriore) e con una crescente voglia di Parma, di aria, insomma la voglia di quella libertà che tutti stiamo sognando da settimane.

Ma non è la libertà quella che ci aspetta là fuori: anzi, è l’esatto contrario.

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C’è post per te…Ma la rabbia non è un vaccino

Per carità: anch’io ci casco e ci cascherò, anche perchè qualche litigata social è una delle poche valvole di sfogo concesse da questa prolungata reclusione. Però, posso dirlo?, provo un crescente fastidio per i post che

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L’Uomo di Pasqua

E’ stata la Pasqua più triste, la più brutta. Alla forzata reclusione che viviamo da più di un mese si accompagna inevitabilmente il peso di 500 e più morti: ed è quasi impossibile per un parmigiano non esserne stato toccato anche solo indirettamente con la scomparsa di persone conosciute. Eppure, e senza ovviamente dimenticare

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Le 500 stazioni della via Crucis di Parma

La strage è in quel numero. Quel 500 tondo tondo che nel venerdì santo aggiorna (in attesa purtroppo di essere aggiornato a sua volta nel pomeriggio) il bilancio tragico e tremendo del coronavirus a Parma.

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SurrealLaurea

Annodarsi la cravatta per…restare in casa. La giacca, le scarpe nonostante l’inquadratura a mezzobusto (quanti esami in pantofole stanno postando gli studenti in questi giorni sui social…). E’ l’inizio surreale di una giornata surreale, che però è giusto sia il più possibile simile alla festa che è sempre una laurea. E allora la cravatta (nonostante l’allergia che mi deriva da 24 anni di cravatte da tg) è un piccolo segno

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Sotto la curva

Quando tutto questo sarà finito, quando torneremo ad aprire anche gli stadi e magari impareremo presto a dare esagerata importanza a var e fuorigioco, prima che le prime squadre tornino ad inseguire un pallone sarebbe bello che in tutti gli stadi (e ovviamente io penso al Tardini) si facesse sfilare, a raccogliere gli applausi ed il grazie di decine di migliaia di persone, la straordinaria Nazionale dei Medici che sta letteralmente tenendo in piedi il Paese. Medici e, ovviamente, con loro tutte le categorie del mondo della Sanità oggi in prima linea.

Già mi immagino, qui da noi, che scenografia sarebbero capaci di allestire i Boys, i Boys dell’ambulanza alla Pubblica e delle riffe benefiche. E in una città dove il calcio e la società crociata non hanno ceduto agli egoismi miopi di altre città, sono sicuro che ci sarebbe un boato maggiore che per il gol “definitivo” di Crespo che ancora rimbomba.

E a centrocampo, mi piacerebbe che parlasse solo qualcuno di loro, prima che il sindaco – a nome di tutti – anticipasse quello che sarà un indiscutibile Sant’Ilario e premiasse questi Parmigiani di cui oggi tutti noi dobbiamo andar fieri.

E ovviamente, nel frattempo, noi facciamo almeno la nostra parte rispettando prescrizioni e precauzioni.

Quel Camposanto di carta ci chiede di non dividerci

Ventotto tombe di carta. Ventotto sorrisi perduti, con le loro storie di affetti, di lavoro, di amicizie, di difficoltà.

Ventotto oggi, ventotto ieri, prima quattordici, diciotto, undici; domani lo sa il Fato… Li scrivo in lettere, perchè

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E a chi di noi non pesa…? Ma stiamo a casa il più possibile!

Sì: sta diventando una gabbia. E se ve lo dice il più pantofolaio dei giornalisti (altro che fare il giornalista per girare il mondo: io a 60 anni devo ancora visitare Modena!), immagino che cosa sia restare in casa per molti di voi.

E’ pesante, è avvilente, è surreale al punto che

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